banner FIU 1220x360 b3 1

Il Consiglio Metropolitano ha assunto, nella giornata del 16 luglio 2020, la proposta di Piano Territoriale Metropolitano: per la prima volta in Italia gli oneri urbanistici andranno anche alla Città metropolitana.

Per la prima volta a livello nazionale infatti gli oneri di urbanizzazione non rimarranno solo alle amministrazioni comunali: il 50% degli oneri urbanistici di tutti i Comuni, e in particolare dei Comuni dove saranno permesse le nuove urbanizzazioni (sia per insediamenti di imprese che residenziali), andranno nel nuovo fondo perequativo metropolitano. Un “tesoretto”, stimato in almeno 10 milioni di euro all’anno, con il quale verranno finanziati interventi di rigenerazione urbana e ambientale, di sviluppo turistico e economico, di infrastrutture per la mobilità sostenibile.

L'assunzione del piano fa seguito al percorso, promosso dalla Città Metropolitana e condotto dalla Fondazione per l'Innovazione Urbana, che aveva come obiettivo quello di raccogliere suggestioni e proposte, rilevando le aspettative dei territori e dei Comuni della città metropolitana rispetto al PTM.
Sono stati ascoltati quasi 300 amministratori: tutti e 55 i Sindaci sono stati intervistati, anche a distanza durante i mesi del lockdown, mentre 240 Consiglieri comunali hanno risposto a un questionario. 
> Ecco i dettagli del percorso di consultazione preliminare

Grazie a questo percorso di partecipazione è stato possibile affinare gli obiettivi strategici del Piano, declinandoli in cinque sfide multi-obiettivo

  1. Tutelare il suolo: contrastare la dispersione urbana e il consumo di suolo, per difendere la produzione agricola e per salvaguardare gli ecosistemi naturali. Il piano dice stop all’uso improprio di terreno fertile per usi che contrastano l’agricoltura
  2. Garantire sicurezza: mettere in sicurezza il territorio e le persone contro gli effetti della crisi climatica. Esondazioni, terremoti e frane sono eventi da prevenire con una pianificazione attenta in modo da evitare le emergenze degli ultimi anni
  3. Assicurare inclusione e vivibilità: contrastare le fragilità sociali, economiche e demografiche, innescando e orientando processi di rigenerazione del territorio urbanizzato, qualificando i servizi di welfare con particolare attenzione ai territori fragili. Per questo proposito il PTM assume la mobilità sostenibile e il ruolo dei centri abitati come criteri fondanti per l’ammissibilità dei nuovi insediamenti residenziali, dell’insediamento di funzioni ad alta attrattività, del potenziamento degli ambiti produttivi sovracomunali, della realizzazione di nuove dotazioni metropolitane
  4. Attrarre investimenti sostenibili: promuovere l'attrattività e l’accessibilità, rafforzando e qualificando in chiave sostenibile reti e nodi metropolitani. Sono stati individuati 32 ambiti produttivi di rilievo sovracomunale (di cui 4 grandi HUB metropolitani: Martignone, Castel San Pietro, Altedo, Imola) nei quali concentrare politiche per l’attrazione di nuovi investimenti per il lavoro e l’impresa
  5. Appennino, via Emilia e pianura un solo territorio: per la prima volta nel territorio nazionale si è voluto costruire uno strumento finanziario che non lasci indietro nessun Comune e nessun cittadino. Se infatti è vero che per la sostenibilità ambientale e le regole del mercato globale non è più possibile costruire ovunque, deve essere altrettanto vero che le risorse che derivano dall’urbanistica devono andare anche verso i territori più deboli: la montagna e la pianura più periferica

Il PTM si pone quindi come uno strumento alleato della ripartenza per due motivi:

  1. Fonda le basi del futuro metropolitano sulla salute delle persone attraverso la preservazione delle risorse ambientali principali: suolo, aria, acqua
  2. Definisce strategie per l’attrazione di investimenti economici e produttivi, collocati in modo sostenibile sotto il profilo della mobilità e delle risorse ambientali

Inoltre, fino al 20 ottobre 2020, resterà aperta la raccolta di osservazioni e considerazioni di enti territoriali, amministrazioni, associazioni, comitati e gruppi di cittadini portatori di interessi a carattere non individuale. Il Piano controdedotto verrà poi trasmesso a febbraio al Comitato Urbanistico Regionale (CUR) per l'espressione del parere di competenza.

> Maggiori informazioni